Forma

A – Chiamiamo forme le strutture di percezione. Pertanto di un oggetto si potranno avere forme distinte a seconda dei canali di sensazione usati, della prospettiva con cui l´oggetto si è presentato, del tipo di strutturazione effettuato dalla coscienza in funzione del livello.

Duccio di Buoninsegna – Michelangelo – Silvestro Lega – Gino Severini

Da Psicologia 2.

Ciascuno dei differenti livelli di coscienza pone il proprio ambito formale. Ciò significa che i differenti livelli di coscienza strutturano i dati che arrivano alla mia coscienza in modo differente, in forma differente. Ciascun livello procede come la struttura dell’ambito più generale ed è legato a forme caratteristiche. Le forme che emergono nella coscienza dipenderanno, in grande misura, da quel livello, che sta ponendo il proprio ambito strutturante. Lo stimolo si tradurrà in forma, vale a dire che lo stimolo si convertirà in immagine quando la coscienza lo strutturerà dal proprio livello di lavoro. È così che uno stesso stimolo si tradurrà in forme differenti, in immagini differenti, e queste immagini si possono trasferire nella coscienza.

Come il segno in me codificato compare nuovamente lo riconosco e, con una forma caratteristica, appare situato nel mio spazio di rappresentazione. La mia coscienza può tradurre perfettamente l’immagine proveniente da un senso in immagini provenienti da altri sensi, perché, agli effetti del riconoscimento, una sola caratteristica o fascia di percezione può essere sufficiente a strutturare l’insieme oggettuale. Può così accadere che un dato proveniente dalla vista venga tradotto internamente in un dato proveniente dall’udito. Cioè, nella coscienza potrebbe innescarsi la traduzione di un dato percettivo, come se questo dato fosse arrivato da un altro senso. Perciò, anche quando il segno in questione risveglia immagini differenti, esse corrisponderanno l’una all’altra relativamente alla loro collocazione nello spazio di rappresentazione nonché alla funzione che poi assolveranno come immagine nel momento in cui lanceranno il proprio segnale al centro corrispondente. Mettiamo il caso che io ascolti il crepitio del fuoco, molto vicino a me; che io veda il fuoco, molto vicino a me; che io senta l’odore del fuoco, molto vicino a me; in ognuno di questi casi le percezioni che mi arrivano da canali differenti si struttureranno in una rappresentazione globale caratteristica. Tali percezioni saranno tutte intercambiabili, tutte sostituibili l’una con l’altra. Sostituibili e, dunque, traducibili. Esse sono situate allo stesso livello di rappresentazione, pronte a lanciare lo stesso tipo di segnale di pericolo. Perciò che io oda, veda o senta l’odore del fuoco, comunque le percezioni iniziali possono essere tradotte. Lo spostamento dei dati percettivi esterni mette in moto il mio registro interno. Se osservo una linea nello spazio e il mio occhio segue tale linea in una determinata direzione, anche nel mio registro interno noterò questo spostamento. In questo modo ciò che accade con l’occhio accade nel mio spazio interno di rappresentazione. Perciò il tipo d’immagine che appare all’esterno non è affatto indifferente, in quanto l’immagine corrispondente seguirà determinati movimenti, collocandosi in diversi punti e a diverse profondità del mio spazio interno. Basterebbe dunque studiare ciò che fa l’occhio seguendo determinati fenomeni di percezione per comprendere quel che accade internamente nel mio sistema di registro.

Piramide di Chefren, piana di Giza – Montagna dei filosofi

B – Identifichiamo le forme con le immagini ottenute dalla traduzione di impulsi effettuate dalle vie astrattive o associative della  coscienza.

C – Un oggetto acquista significato quando la coscienza articola i suoi dati in una particolare forma; questa forma è legata ad un determinato registro interno (vissuto) che viene codificato dalla memoria. Quando l’oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva (riconoscimento).

Da autoliberazione glossario.

Segni convenzionali

FORMA. A) Si chiama forma in generale la strutturazione che la coscienza effettua con gli impulsi. B) Le forme sono ambiti di registro interno che permettono di strutturare i fenomeni. C) Quando gli impulsi sono già stati tradotti dalle vie astrattive o associative della coscienza possiamo identificare quasi esattamente le forme con le immagini. D) Nel momento di processo precedente a questo, vengono chiamate forme le strutture di percezione. La percezione relativa ad un senso si struttura in una forma che le è caratteristica. Ma proprio come ogni senso possiede la sua forma di strutturare i dati, così la coscienza struttura l´informazione apportata dai sensi in una forma, caratteristica che corrisponde alle vie di percezione usate; pertanto di un oggetto si potranno avere forme distinte a seconda dei canali di sensazione usati, della prospettiva con cui l´oggetto si è presentato, del tipo di strutturazione effettuato dalla coscienza in funzione del livello che è in attività (cioè ogni livello di coscienza pone un proprio ambito formale, struttura i dati in una forma caratteristica). E) La coscienza articola i dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa forma è legata ad un determinato registro interno che viene codificato nella memoria. Quando l´oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva. È in questo modo che l´oggetto acquista significato (V. Segno; V. Significato). F) Uno stimolo si converte in una forma quando la coscienza, lavorando in un determinato livello, lo struttura. G) Uno stesso stimolo può essere tradotto in differenti forme – in differenti immagini – a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti forme o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre – per esempio agli effetti del riconoscimento dell´oggetto a cui si riferiscono – perché hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazione e perché compiono la stessa funzione, cioè attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione.

Da psicologia.

Gli impulsi, nell’arrivare alla coscienza, si strutturano in modo caratteristico: questa strutturazione dipende, tra l’altro, dal livello di lavoro in cui si trova la coscienza in quei momenti. Le immagini che in seguito si producono saranno state strutturate in modo caratteristico. A queste strutturazioni create dagli impulsi diamo, in generale, il nome di “forma”. Se si pensa alle forme come entità separate dal processo psicologico si può arrivare a considerarle dotate di un’esistenza propria e a credere che le rappresentazioni vengano a riempire quelle forme. In realtà, le forme sono ambiti mentali di registro interno, che permettono di strutturare fenomeni differenti. Quando parliamo della “forma” di un fenomeno interno della coscienza stiamo facendo riferimento alla particolare struttura che tale fenomeno ha. Non parliamo di “forme” indipendenti bensì di come tali fenomeni si strutturano. Il linguaggio comune esprime tutto ciò in modo molto semplice: “Le cose sono organizzate in una forma speciale”, dice la gente. “Le cose si fanno in una determinata forma, in una determinata maniera.” A questo ci riferiamo quando parliamo di forma e, una volta che le immagini sono già partite dalle vie associative o astrattive, possiamo identificare le forme con tali immagini.

Possiamo, per esempio, parlare di forme come strutture di percezione. Ciascun senso ha la sua forma per strutturare i dati. La coscienza poi strutturerà quei dati con forme caratteristiche, corrispondenti alle differenti vie. Di un medesimo oggetto, per esempio, si possono avere forme differenti, secondo i canali di sensazione usati, secondo la prospettiva relativa all’oggetto in questione e secondo il tipo di strutturazione che la coscienza opera. Tutte le forme che si hanno di uno stesso oggetto possono farcelo sembrare quasi diverso da esso stesso, come se si trattasse di oggetti differenti, a seconda che l’oggetto in questione si percepito, per esempio, dall’udito o dall’occhio. Apparentemente si tratta di oggetti diversi, perché è diversa la strutturazione che si opera dei dati provenienti da quell’oggetto.

D – Riassumendo: è grazie a questa capacità di deformazione e trasformazione che possiamo rappresentare in svariate forme lo stesso impulso.

La coscienza struttura l´informazione apportata dai sensi in una forma, caratteristica che dipende dalle vie di percezione usate; pertanto di un oggetto si potranno avere forme distinte a seconda:

a. dei canali di sensazione usati
b. della prospettiva con cui l´oggetto si è presentato
c. del tipo di strutturazione effettuato dalla coscienza in funzione
c1. del livello di coscienza (veglia, dormiveglia, sonno)
c2. dello stato di coscienza (vigile, alterata, emozionata, in pericolo)

In qualche modo affermiamo che nella nostra vita è fondamentale ciò che abbiamo vissuto a partire da come lo abbiamo “interpretato”. Ma è chiaro che nel momento in cui il vissuto viene tradotto in immagini nello spazio di rappresentazione ne posso modificare sia le forme che le cariche psichiche.

Per questo motivo possiamo orientare le nostre immagini in una direzione o nell’altra, possiamo sceglierle in base alla sensazione che ci evocano, possiamo modificarle in tanti modi. Meccanicamente attraverso i sogni lo psichismo tende a riequilibrare ed integrare le esperienze vissute nella giornata, solo che noi non ne siamo coscienti. Questa funzione possiamo svolgerla anche coscientemente, agendo sull’immagine possiamo cambiarne la carica.

Esercizi di modificazione delle immagini

Cercate ora di evocare l’immagine di una persona che vi irrita, con cui avete delle difficoltà di relazione, con cui si sperimenta una qualche tensione.

Avete visualizzato la situazione?

Ora possiamo agire su questa immagine in tanti modi: prima di tutto bisogna capire la carica emotiva, la situazione mentale in cui ci si presenta, le tensioni muscolari che ci provoca ed in quali punti.

Ora provate a distendere i muscoli coinvolti, sempre immaginando la situazione.
Ora provate a cambiargli la luminosità.
Ora provate a mettere nello sfondo il suono di una musica da circo o delle comiche.

Ora evocate l’immagine di una persona con cui avete un particolare feeling, immaginate le cose belle che avete condiviso, fatelo fino a quando non vi si definisce una sensazione. Ancoratevi alla sensazione, ma sostituite la persona amica con l’immagine della persona di prima.

Interscambio. 

Simo. Ora abbiamo agito su immagini interne. Le abbiamo modificate non solamente agendo sull’immagine visiva ma anche a partire dal corpo, dai suoni, dalle sensazioni. Si deduce che se tutte le nostre esperienze finiscono da una parte con essere delle rappresentazioni, ossia immagini, appartenenti al passato, al presente e al futuro, le stesse immagini finiscono per essere delle esperienze ossia determinano non solo i nostri comportamenti ma anche la nostra visione del mondo e di noi stessi. Si potrebbe affermare che noi, il nostro passato come anche il nostro futuro, ciò che crediamo del mondo sono immagini ed in quanto tali fortemente modificabili internamente. Le rappresentazioni rispetto alla realtà esterna sono direttamente gestibili da me. 

Nelle arti in generale, pur essendoci tanti vincoli tecnici che occorre acquisire e superare per essere realizzata, ci troviamo nella terra di mezzo, ossia siamo tra il sogno e la realtà. I quadri non esistono per il fatto di immaginarseli, e neanche un romanzo, ma nel momento in cui i personaggi della realtà interna si “materializzano” diventando in qualche modo più reali perché diventano un tramite con gli altri. Nella pratica artistica si viene a creare un mondo particolare in cui aumenta la nostra capacità manipolatrice, il nostro potere plasmatore, il nostro particolare modo di manipolare le immagini non avviene solo mentalmente, ma anche nella realtà materiale, fisica, corporea. Attraverso i colori, i suoni, i disegni, la costruzione di una piazza, attraverso le opere d’arte avviene come un riconoscimento della realtà interna, solitamente schiacciata e frustrata da quella esterna in cui bisogna sopravvivere, mangiare, lavorare, ecc.

L’arte è allora una meta dimensione che aiuta ed è una canale di congiunzione tra realtà interna ed esterna, è una possibilità in più di esistere e di manifestarsi, e secondo alcuni studiosi è la possibilità di sviluppare alcune capacità, risiedenti soprattutto nell’emisfero Destro del cervello, e quindi svilupparci in maniera più completa.

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