Campi di presenza e compresenza

Qualsiasi rappresentazione che appare nel campo di presenza della coscienza suscita catene associative fra l’oggetto presentato e la sua compresenza. Mentre nel campo di presenza l’oggetto è catturato con precisione di dettagli, nel campo di compresenza appaiono relazioni con altri oggetti che non sono presenti ma che ne sono comunque relazionati.

E’ da osservare l’importanza che hanno i campi di presenza e compresenza nella traduzione degli impulsi, come ad esempio nel caso della traduzione allegorica, dove molta materia prima proviene dai dati della compresenza vigilica.

“Spieghiamo meglio questo punto con un esempio riguardante il tema del linguaggio e delle sue espressioni e significati. Posso osservare che, nello sviluppo del mio discorso mi si presentano numerose alternative che scelgo non secondo un senso associativo lineare ma secondo dei significati che a loro volta sono in rapporto con il significato globale del mio discorso. Seguendo questa linea, posso arrivare a comprendere un qualunque discorso come un significato espresso in una regione determinata di oggetti. E’ evidente che potrei toccare un’altra regione di oggetti non omogenei con il significato globale che voglio trasmettere; mi astengo però dal farlo per non compromettere, appunto, la trasmissione del significato totale. Mi diventa chiaro allora, che le altre regioni oggettuali sono compresenti al mio discorrere e che potrei lasciarmi condurre da “associazioni libere” prive di finalità all’interno di una regione qualsiasi. E se lo faccio, mi rendo conto che tali associazioni corrispondono ad altre regioni, ad altre totalità significanti.In questo esempio relativo al linguaggio il mio discorso si sviluppa in una regione di significati e di espressioni, si struttura all’interno dei limiti posti da un “orizzonte” si separa da altre regioni che sicuramente risulteranno strutturate da altri oggetti o da altre relazioni tra oggetti.” (1)

Quando uno stimolo opera fra soglie suscita l’interesse della coscienza rimanendo in un campo centrale – campo di presenza – verso il quale si dirige l’attenzione, in altre parole l’attenzione si muove per interessi, per qualcosa che in un modo o nell’altro impressiona la coscienza.

Lo stimolo che muove l’interesse può restare in un fuoco centrale di attenzione percettiva, che denominiamo campo di presenza, e che è in relazione diretta con la percezione. Si intende per percezione la struttura di sensazioni effettuata dalla coscienza, riferita ad un senso o a vari sensi. Tutto ciò che non appare strettamente legato all’oggetto centrale si diluisce nell’attenzione, accompagnando, comunque, la presenza dell’oggetto mediante relazioni associative con altri oggetti non presenti, ma che sono a lui collegati. Questo fenomeno dell’attenzione, strettamente legato alla memoria lo chiamiamo campo di compresenza. Nell’evocazione si può spostare l’attenzione dalle presenze alle compresenze, in quanto l’oggetto presente e gli oggetti compresenti sono stati registrati. La compresenza permette di strutturare i nuovi dati, in maniera tale che quando si fa attenzione ad un oggetto, l’evidente si fa presente e ciò che non è evidente è compresente. Questa operazione viene fatta dalla coscienza sulla percezione in modo tale che si struttura molto di più di quanto si percepisce. La compresenza include anche i diversi livelli di coscienza, così nella veglia c’è la compresenza degli insogni e nel sonno c’è la compresenza della veglia, e da luogo ai diversi stati.

In merito a questo argomento Silo spiega: “Un giorno qualsiasi entro nella mia stanza e percepisco la finestra: la riconosco, mi è conosciuta. Ora ne ho una nuova percezione, ma in me agiscono anche le vecchie percezioni di essa, ritenute nella memoria sotto forma di immagini. Oggi, però, mi rendo conto che in un angolo del vetro presenta una crepa…”quella non c’era”, mi dico mettendo a confronto la nuova percezione con le ritenzioni in memoria relative alle percezioni precedenti. In più mi succede di trovare una specie di sorpresa. La “finestra” percepita in occasioni anteriori è rimasta impressa nella mia memoria come ritenzione, ma non passivamente come una fotografia: essa è attiva ed agisce proprio come agiscono le immagini. Le ritenzioni in memoria, infatti, agiscono su ciò che percepisco nonostante si siano formate nel passato. Si tratta di un passato sempre attualizzato, sempre presente prima di entrare nella mia stanza davo per scontato, presupponevo, che la finestra dovesse essere in perfette condizioni; non lo stavo pensando semplicemente, ci contavo. La finestra in particolare non era presente nei miei pensieri di quel momento, ma compresente: era interna all’orizzonte degli oggetti contenuti nella mia stanza. E’ grazie al sistema di compresenze, alla ritenzione in memoria attualizzata e sovrapposta alla percezione, che la coscienza presume più di quanto percepisca. In questo fenomeno troviamo il funzionamento più elementare della credenza. E’ come se, nell’esempio citato, io dicessi: “Credevo che la finestra fosse in perfette condizioni”. Se, poi entrando nella mia stanza, mi fossero apparsi dei fenomeni propri di un campo differente di oggetti, per esempio il motore di un aereo o un ippopotamo, una tale situazione surreale mi risulterebbe incredibile: e non perché quegli oggetti non esistano, ma perché la loro collocazione sarebbe risultata esterna rispetto al campo di compresenza corrispondente alle mie ritenzioni. Riprendiamo l’esempio; io sono entrato nella mia stanza guidato dall’intenzione, guidato dall’immagine di prendere una penna. Mentre camminavo, forse non stavo pensando al mio obiettivo, ma le immagini di ciò che dovevo raggiungere in un futuro immediato continuavano in ogni caso ad agire in compresenza. Il futuro della coscienza era attualizzato, stava nel presente. Sfortunatamente ho trovato il vetro rotto e le mie intenzioni si sono modificate per via della necessità di risolvere un altro problema urgente. Ebbene, in qualsiasi istante presente della mia coscienza posso osservare l’incrociarsi di ritenzioni e di futurizzazioni che agiscono in compresenza e in struttura. L’istante presente si costituisce nella mia coscienza come un campo temporale attivo dato da tre tempi differenti.” (2)

In questo caso la memoria gioca il ruolo fondamentale cioè quello di somministrare i dati che non sono presenti, ma che sono compresenti. La coscienza effettua relazioni fra dati presenti e dati che non sono presenti, ma che in qualche modo sono legati all’oggetto. Questo legame che si stabilisce è un vincolo della memoria.

Silo,”Contributi al pensiero”, opere complete volume 1 Multimage,Torino 2002, pag.256 – 257;
Silo, Conferenza “Pensiero e opera letteraria” opere complete volume 1 Multimage, Torino 2002, pqg.885 – 886;

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