Centri manifesti e taciti

Una figura geometrica elementare funziona come riferimento di centri manifesti. Esistono anche centri taciti i quali si distinguono da quelli manifesti, prodotti dall’incrocio di due o più linee, per il fatto che l’occhio si dirige verso di essi senza l’aiuto direzionale fornito da linee. Questo si deve all’equilibrio che si crea tra le tensioni che sorgono quando si colloca una determinata figura geometrica nello spazio interno di rappresentazione.

Leggi visive: inquadramenti, centri manifesti e centri taciti
Leggi visive: inquadramenti, centri manifesti e centri taciti

Centro tacito.

Dunque, un centro tacito sorge nel punto di equilibrio delle tensioni. Se per esempio ora colloco un quadrato nel mio spazio di rappresentazione la mia visione interna si muoverà in varie direzioni anche se il quadrato è vuoto: prima verso un angolo poi verso un altro finché arriverà ad un punto in cui potrà mantenersi stabile. Questo è il centro tacito che coincide con il centro del quadrato, ed è tale perché è equidistante dai quattro angoli.

È come se disegnassi un quadrato (parliamo ora di spazio esterno) e vi tracciassi le diagonali. Dove esse si intersecano si trova il centro tacito che diventa manifesto nel momento in cui vi colloco il punto.

Centri manifesti.

I centri manifesti sorgono quando curve o linee rette si intersecano e la visione cessa di scorrere.

I centri taciti, invece, operano “come se “ esistessero, “come se” fossero già posti. Essi non esistono, ma esiste il registro di “ristagno”, per così dire, di sospensione della dinamica della rappresentazione interna. Tornando al caso di prima, il centro tacito esiste nel quadrato anche se non vi si trova collocato un punto.

Nel circolo non esistono centri manifesti, esiste solamente un centro tacito e questo provoca un movimento generale verso tale centro. È facile notare questo fenomeno se si studia la rappresentazione del circolo.

Nel punto esiste un centro manifesto. In pratica il punto è il centro manifesto per eccellenza. Ma poiché, come è evidente, non esiste nè inquadramento ne centro tacito, un tale centro manifesto si sposta in tutte le direzioni.

Quando un simbolo ne include un altro nel suo campo, il secondo funziona da centro manifesto essendo indifferente il luogo da dove questo simbolo è ubicato.

Centri manifesti e taciti e simboli esclusi o inclusi nel campo
Centri manifesti e taciti e simboli esclusi o inclusi nel campo

Centri manifesti e taciti e simboli esclusi o inclusi nel campo.

Leggi visive: a), b), c), e d) centri manifesti e taciti, e) e f) simboli inclusi ed esclusi da un campo di inquadramento

A/B. I centri manifesti attraggono lo sguardo verso di sé, mentre il vuoto possiede centro tacito. Se si fissa il centro tacito come centro manifesto, sorge il simbolo incluso, ed il primo si converte in inquadramento. Un centro manifesto collocato nello spazio di rappresentazione interna attrae verso di sé tutte le tensioni dello psichismo (figura a, b)

C. Nel cerchio, non essendoci centri manifesti, l’occhio si sposta da tutte le direzioni verso il centro, rimanendo solo l’inquadramento ed il centro tacito verso il quale si sposta lo sguardo (figura c)

D. Due centri di tensione provocano vuoto nel centro tacito, facendo spostare la visione prima verso i poli e poi verso il centro del vuoto. Oppure verso il centro del vuoto e da lì verso i centri manifesti. Il “taglio”, la separazione tra i due poli, produce una grande tensione (Figura d)

E. Tutti i simboli collocati nel campo di un altro simbolo che funziona da inquadramento sono in rapporto tra di loro. Colloco un quadrato nel mio spazio di rappresentazione e lo riempio di piccoli circoli e triangoli. Questi simboli sono interdipendenti, relazionati l’uno con l’altro, per cui costituiscono una struttura all’interno del quadrato. Appena ne tolgo uno e lo colloco all’esterno del campo, si stabilisce una strana tensione tra di esso e l’insieme. E` come se al simbolo escluso venisse a mancare qualcosa, è come se cercasse di essere nuovamente inserito nell’insieme. Quando questo succede, la tensione sparisce  (figura e).

Nello spazio di rappresentazione, che costituisce il campo, che è inoltre il contenente più ampio, succede la stessa cosa. Logicamente tutti i contenuti di coscienza, tutte le immagini, tendono ad esservi inclusi. E di quelli che non possono esserlo, in linea di principio non sono in grado di parlare perché non li percepisco. Ma se ci fossero delle sensazioni subliminali (chiamiamole così), anch’esse tenderebbero a riempire lo spazio di rappresentazione. E questo produrrebbe un registro di distensione delle tensioni interne presenti in altri livelli di coscienza.

Nel mio spazio di rappresentazione può esistere una determinata immagine che impedisce l’avvicinamento di altre immagini; oppure può esistere un grande vuoto che fa sì che altri contenuti entrino facilmente nel campo.

F. Il rapporto tra i simboli esterni ad un inquadramento esiste solo in quanto ciascuno di essi fa riferimento all’inquadramento (figura f). Quando è presente un inquadramento ed appaiono dei simboli esterni ad esso, tali simboli esistono in funzione dell’inquadramento stesso. Supponiamo che questi simboli siano delle persone. Queste, pur registrando se stesse come esistenti in sé, in realtà hanno esistenza solo in funzione dell’inquadramento che dà loro una certa immobilità, una certa stabilità. Se non fosse così, se esistessero veramente in sé, possederebbero una dinamica propria. Invece, l’inquadramento, nonostante ne siano escluse, costituisce per esse un riferimento. Il rapporto con il sistema di riferimento può essere dialettico o di ricerca, ma in ogni caso, ciò che esse percepiscono come “in sé” dipende dall’inquadramento e quindi non esiste come tale.

Esercizi di simbolica

Esercizi di simbolica da Autoliberazione

Esercizio 1. Ridurre a simbolo la propria stanza di lavoro, studiando i centri manifesti e taciti. Spiegare in quali punti l’energia si accumula e in quali si disperde o si trasferisce. Comprendere quali sono i punti di tensione.

Esercizio 2. Ridurre a simbolo i differenti tipi di relazione che possono stabilirsi tra due persone, studiando i centri manifesti e taciti, e i punti in cui l’energia si accumula, si disperde e si trasferisce. Comprendere quali sono i punti di tensione.

Esercizi di simbolica
Esercizi di simbolica

Esercizio 3. Ridurre a simbolo le relazioni tra cinque persone, distribuendole per affinità o interessi:

 A) interesse è comune
B) ci sono due interessi opposti
C) tre persone con interessi comuni
D) quattro persone con interessi comuni.

Esercizi di simbolica

Esercizio 4. Ridurre a simbolo la scena di una narrazione (sogno, racconto, fiaba, film, spot, ecc..), studiando i centri manifesti e taciti, le accumulazioni, le dispersioni e gli spostamenti di energia. Considerare le difficoltà e gli impedimenti come punti di tensione; considerare anche i punti di distensione. In generale, comprendere che ogni resistenza ed impedimento sono tensioni e che ogni superamento di difficoltà ed impedimenti sono una distensione.

Per esempio, supponiamo che la narrazione comprenda una persona, un piccolo parco nel quale si trovano alcuni monumenti e un lago; la persona non può entrare perché un cane difende l’accesso. In questo simbolo, l’energia tende a spostarsi verso l’interno del campo e, dentro di esso, verso i centri manifesti; inoltre, la presenza dell’impedimento fa sorgere forti tensioni.

Simboli, allegorie e segni che agiscono da inquadramento e da legame tra inquadramenti
Simboli, allegorie e segni che agiscono da inquadramento e da legame tra inquadramenti

Esercizio 5. Praticare diverse riduzioni a simbolo di una stessa situazione quotidiana, rilevando sempre i centri manifesti e taciti, le accumulazioni, le dispersioni e gli spostamenti di energia. Cercare di localizzare e di comprendere le resistenze e i superamenti delle stesse.

Un simbolo può fungere da inquadramento di un allegoria o di un segno. Lo stesso vale per un’allegoria o per un segno nei confronti degli altri due termini. Tutti e tre possono anche servire da legame tra inquadramenti.

Aperture in un simbolo (rottura di inquadramento)
Aperture in un simbolo (rottura di inquadramento)

Nel caso dell’occhio, un ritmo può a volte servire agli effetti dell’ornamentazione o della decorazione generale di tutto l’insieme.

Le aperture nei simboli chiusi costituiscono legami del campo con l’ambiente esterno oltre che rotture nella continuità dell’inquadramento.

Se immagino un quadrato e poi ne rompo un lato in un punto qualsiasi, il mio spazio di rappresentazione penetra nel quadrato oppure, ed è lo stesso, il campo di quest’ultimo viene a comunicare con lo spazio generale della rappresentazione.

Quindi una rottura è in realtà un legame. Quando un inquadramento si rompe, i centri manifesti tendono a diventare interni a causa dello sforzo compiuto dall’occhio per integrare la figura in struttura; come conseguenza, il simbolo centrale si rinforza.

Questo ci dice che, quando una determinata immagine, per esempio un quadrato, posta nello spazio di rappresentazione, viene rotta in più punti, la conseguenza è un rafforzamento del suo centro. Trasponendo il discorso sul piano psicologico, è come se qualcuno dicesse di aver paura di perdere la propria identità, di subire una rottura della propria immagine interna. E` come se il centro del quadrato, il centro tacito che dà coesione alla figura, si rinforzasse proprio nel momento in cui quest’ultima si lega all’ambiente che la circonda. Se non fosse così, la figura svanirebbe, si disintegrerebbe.

E` chiaro che questo esige una tensione maggiore nella rappresentazione: se ne ho rotto parte dei lati, come potrò dare unità al quadrato ? Avrò bisogno di effettuare un’operazione di strutturazione. Infatti, i lati tagliati possono risultare uniti solo nella rappresentazione. Se faccio tutto questo su un pezzo di carta, la cosa risulta facile: il disegno non possiede dinamica e allora il mio occhio salta in corrispondenza del segmento che manca e compie un’integrazione della figura. Ma se la rappresentazione è interna, quando provoco rotture nei lati del quadrato immaginato e lo spazio interno e quello esterno entrano in comunicazione, la mia coscienza strutturatrice è costretta ad aumentare la tensione tra i diversi segmenti interrotti per dar loro unità.

rottura del contorno di un simbolo
Rottura del contorno di un simbolo

La rottura del contorno di un simbolo rappresentato comporta un aumento di tensione tra i diversi segmenti interrotti ed un rafforzamento del centro per dare unità al simbolo.

Il registro interno di questa operazione è più doloroso di quello che corrisponde alla rappresentazione di un simbolo integro e stabile. 

Se trasponiamo questo discorso ad un altro campo, potremmo per esempio dire che ad una maggiore disintegrazione dell’io corrisponde una maggiore nozione e rafforzamento dell’io stesso. Questo rafforzamento viene sperimentato come tensione interna per non perdere la propria unità e quindi come dolore. Ma questa è una considerazione eccessiva per il tema che stiamo trattando.

Le curve concentrano la visione verso il centro e le punte disperdono l’attenzione fuori del campo.

Punte e curve: dispersione e concentrazione.
Punte e curve: dispersione e concentrazione.
Rosone nord. Cattedrale di Notre Dame. Parigi (Francia)
Una ruota del “Carro del Sole”. Tempio di Surya. Konarak. (India)

Se nello spazio di rappresentazione colloco un punto centrale a cui aggiungo delle punte che si dipartono da esso, il mio registro interno è centrifugo. Quando più avanti, studiando l’Allegorica, incontreremo difensori che portano degli oggetti appuntiti o in generale immagini dove appaiono punte, comproveremo che questo tipo di visione interna produce un rifiuto dell’immagine, un involgimento dell’attività della coscienza. La stessa cosa succede all’occhio.

In queste considerazioni sul simbolo, per ora non diamo importanza al colore. Ma anche se non modifica l’essenza del simbolo – un quadrato rosso, giallo o verde, ai fini del nostro studio è sempre un quadrato – il colore vi introduce modulazioni, graduazioni. Osservate i vostri registri quando cambia il colore del quadrato rappresentato. Dentro di voi il quadrato prende un calore, una risonanza diversa a seconda del colore che gli date. Ma è chiaro che il quadrato rimane un quadrato.

Ornamenti

L’araldica, i blasoni e l’ornamentazione sono casi particolari della simbolica in cui il segno e l’allegoria acquistano un grande rilievo.

Fig. (Sup. Sinistra). Ornamenti medioevali.
Fig. (Sup. centro). Ornamentazione del balcone della Torre della Cautiva, La Alhambra. Granata (Spagna).
Fig. (Sup. destra). Araldica. Vetrata del Palazzo di Navarra, (Spagna).
Fig. (Inf. Sinistra) Decorazione araba.
Fig. (Inf. destra). Scudo nella Cappella del “Condestable”. Cattedrale di Burgos (Spagna).

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