Il risentimento

Chiarimento sull’esperienza di riconciliazione con il passato. (1)


Questa esperienza è diretta al raggiungimento di uno stato di riconciliazione con la persona alla quale sono legato in modo negativo. Se questo obiettivo viene conseguito, la tecnica potrà servire anche per produrre riconciliazioni di minore importanza. Ogni nemico e ogni risentimento all’interno di me, limitano il mio presente e bloccano il mio futuro. I lavori di riconciliazione con il passato assumono, alla luce di quest’idea, un ruolo di importanza sempre maggiore nel mio sviluppo personale e nell’efficacia che dimostro nella mia vita quotidiana.


E` sera. Mi trovo in un’antica città solcata da canali che passano sotto i ponti delle strade. Appoggiato a una spalletta guardo in giù il lento movimento dell’acqua torbida. Nonostante la nebbia, riesco a scorgere su un altro ponte un gruppo di persone. A malapena posso sentire gli strumenti musicali che accompagnano delle voci tristemente stonate. Lontani rintocchi di campana arrivano fino a me, come ondata appiccicose di lamento.

Il gruppo se n’è andato, le campane tacciono.

In una strada trasversale delle luci malsane dai colori fluorescenti illuminano appena la notte.

Mi metto in cammino, addentrandomi nella nebbia. Dopo aver vagato tra viuzze e ponti, sbocco in uno spazio aperto. É una piazza quadrata, all’apparenza vuota. La pavimentazione a matto nelle mi porta a un’estremità ricoperta da acque immobili.

La barca, simile a una carrozza, mi sta aspettando lì davanti. Ma prima di salire devo passare in mezzo a due lunghe file di donne. Sono vestite di tuniche nere e tengono in mano delle torce; dicono in coro al mio passaggio:

“Oh, Morte, il cui illimitato impero raggiunge ovunque quelli che vivono. Da te lo spazio ai nostri anni concesso dipende. Il tuo perenne sonno tutte le folle annienta, perché nessuno elude il tuo impulso possente. Tu soltanto possiedi il giudizio che assolve, non v’è arte che il tuo impeto freni, né supplica che il tuo disegno revochi.”

Salendo in carrozza vengo aiutato dal barcaiolo, che poi rimane in piedi dietro di me. Mi accomodo in uno spazioso sedile. Sento che ci solleviamo fino a restare leggermente staccati dall’acqua. Allora cominciamo a spostarci sospesi su un mare aperto e immobile, come uno specchio infinito che riflette la luna.

Siamo arrivati all’isola. La luce notturna consente di vedere un lungo viale fiancheggiato da cipressi. La barca si posa sull’acqua, dondolandosi un poco. Io scendo, mentre il barcaiolo resta impassibile.
Avanzo diritto tra gli alberi che sibilano al vento. So di essere osservato. Ho la sensazione che ci sia qualcosa o qualcuno nascosto più avanti. Mi fermo. Dietro l’albero l’ombra mi chiama con gesti lenti. Vado verso di essa e, quasi al momento di raggiungerla, un alito pesante, un sospiro di morte mi si incolla al viso: Aiutami! – mormora. So che sei venuto a liberarmi da questa buia prigione. Tu solo puoi farlo… aiutami!

L’ombra dice di essere la persona con la quale sono profondamente risentito. (*)

Come indovinando il mio pensiero, aggiunge: “Non ha importanza che colui al quale sei legato dal risentimento più profondo sia vivo o morto, perché il dominio dell’oscuro ricordo non rispetta frontiere.”

Quindi continua: “E non c’è nemmeno differenza nel fatto che l’odio e il desiderio di vendetta siano annodati nel tuo cuore fin dall’infanzia o solo da un recente passato. Il nostro tempo è immobile, perciò stiamo sempre in agguato per sorgere deformati come timori diversi quando l’occasione si presenta. E quei timori sono la nostra vendetta per il veleno che ogni volta siamo costretti ad ingoiare.”

Mentre gli chiedo che cosa devo fare un raggio di luna illumina debolmente la sua testa ricoperta da un manto. Poi lo spettro si lascia vedere con chiarezza e in lui riconosco i lineamenti di colui che aprì la mia più grande ferita. (*)

Gli dico cose che non avrei mai raccontato a nessuno; gli parlo con la massima franchezza di cui sono capace.(*)

Mi chiede di riconsiderare il problema e di spiegargli i dettagli più importanti senza remore, anche se le mie parole dovessero essere offensive. Insiste esortandomi a non tralasciare di evocare qualsiasi rancore io possa provare, altrimenti rimarrà per sempre prigioniero. Allora procedo secondo le sue istruzioni. (*)

Subito mi mostra una robusta catena che lo lega a un cipresso. Senza esitare la spezzo con un secco strattone. Allora il manto scivola a terra vuoto e rimane lì disteso, mentre la sagoma svanisce nell’aria e la voce si allontana verso le alture, ripetendo parole già conosciute: “Addio, dunque! La lucciola annuncia l’approssimarsi dell’alba e il suo indeciso bagliore incomincia ad impallidire. Addio, addio, addio! Ricordati di me!” Comprendendo che sarà presto mattino, mi giro su me stesso per far ritorno alla barca, ma prima raccolgo il manto che è ancora lì ai miei piedi. Me lo getto sulle spalle e affretto il passo. Mentre mi avvicino alla costa varie ombre furtive mi chiedono se un giorno ritornerò a liberare altri risentimenti.

Ormai vicino al mare, vedo un gruppo di donne vestite di bianche tuniche; ognuna di esse tiene in alto una torcia. Giunto alla carrozza, do il manto al barcaiolo. Questi, a sua volta, lo consegna alle donne. Una di esse gli dà fuoco. Il manto brucia e si consuma rapidamente, senza lasciare cenere. In quell’istante provo un gran sollievo, come se avessi sinceramente perdonato un’enorme offesa. (*)

Salgo sulla barca, che ora ha l’aspetto di un moderno motoscafo sportivo. Mentre ci allontaniamo dalla costa senza avere ancora acceso il motore, sento il coro delle donne che dice:

“Tu hai il potere di destare l’addormentato unendo il cuore alla testa, liberando la mente dal vuoto, allontanando dall’interno sguardo le tenebre e l’oblio. Vieni, o beata potestà. Memoria vera, che indirizzi la vita verso il retto senso.”

Il motore si mette in moto nel momento in cui il sole sorge all’orizzonte marino. Guardo il giovane marinaio dal volto forte e aperto, mente accelera sorridente verso il mare.

Ora ci avviciniamo a gran velocità, rimbalzando sulle onde leggere. I raggi del sole indorano le superbe cupole della città, mentre tutt’intorno le colombe volteggiano in stormo. (*)


Raccomandazione. (1)

Verificare se le resistenze comparse nelle immagini proposte sono state superate oppure no. Considerare con particolare attenzione le sensazioni che hanno accompagnato l’atto di bruciare il manto. Sono soprattutto esse ad indicare se si è prodotta una trasformazione dei sentimenti negativi. Nel caso in cui le resistenze non siano state vinte, lavorare di nuovo su questa esperienza.

Note dell’autore

L’argomento è trattato in un contesto classico, anche quando le scene della città ricordano Venezia o magari Amsterdam. I versi recitati dal primo coro sono un adattamento dell’orfico Inno a Thanatos, che suona così: “Ascoltami, oh Thanatos, il cui illimitato impero raggiunge ovunque tutti gli esseri mortali! Da te, il tempo alla nostra età concesso dipende, che la tua assenza prolunga e la tua presenza tronca. Il tuo sonno perenne annienta le folle vive e di esse l’anima gravita per attrazione verso il corpo che tutti possiedono, quali che siano la loro età e il loro sesso, poiché a nessuno è dato sfuggire al tuo possente impeto distruttore”. I versi recitati dal secondo coro si basano sull’Inno a Mnemosine che suona così: “Tu hai il potere di destare l’assopito unendo il cuore alla testa, liberando la mente dal vuoto, rinvigorendola e stimolandola, allontanando le tenebre dallo sguardo interno e l’oblio”. Quanto al dialogo con lo spettro, alla fine questi dice: “Addio, dunque! Il fuoco della lucciola si fa più scialbo, l’alba è prossima. Addio, addio, addio, ricordati di me”. E’ ripreso testualmente dall’atto I, scena V, dell’Amleto di Shakespeare e si riferisce all’ombra del padre che rivela al principe l’identità dei suoi avvelenatori. La barca, che è anche un carro funebre, ricorda la radice di “carnevale” (carrus navalis). Questi carri neri, talora decorati con grandi ostriche o conchiglie che recano all’interno il feretro e sono spesso ricoperti di fiori, ricordano il viaggio acquatico. I giochi con fiori e acqua dei Lupercali romani hanno il medesimo precedente. Qui si tratta di travestimenti e trasformazioni, dove al termine del racconto il tetro Caronte, che ritorna all’isola dei morti, si trasforma nel giovane conducente di un motoscafo sportivo. Il racconto è costruito su un ricchissimo e complesso gioco di immagini, dove ciascun elemento presuppone uno studio specifico; dal mare immobile, alla barca sospesa sull’acqua, al manto che brucia, ai cori, ai cipressi (che caratterizzano le isole greche ed i cimiteri) ecc.


N.d. redazione: il testo segnato con (1) relativo ai chiarimenti, raccomandazioni e note era presente nella edizione del 1980, l’autore nella revisione eseguita nel 1988, lo ha sostituito con le attuali note. Il libro è stato così pubblicato nel 1989 in 16 lingue.

La redazione ha ritenuto utile inserire il succitato testo originario in quanto permette un’ approfondimento delle narrazioni e dei giochi di immagine, non solo come opere letterarie, ma come “modello di meditazione dinamica, il cui oggetto è la vita di chi medita e la cui intenzione è individuare e superare i conflitti.

Le esperienze guidate permettono, a coloro che le praticano,di riconciliarsi con se stessi, superando le frustrazioni ed i risentimenti passati, ordinando le attività presenti e dando al futuro un senso che elimini le angosce, i timori ed il disorientamento.

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